Formazione

Seminario: La Mindfulness in età evolutiva

Torino, 12 maggio 2018

Seminario: La Mindfulness in età evolutiva

I fondamenti nella pratica di consapevolezza

La pratica di mindfulness ha introdotto nel linguaggio occidentale ciò che è stato insegnato nelle tradizioni contemplative orientali nei secoli passati. Favorisce il sorgere e il consolidarsi di stati mentali salutari, tra cui la capacità di coltivare calma ed equanimità, maggiore consapevolezza personale e relazionale, lo sviluppo della concentrazione e di sentimenti altruistici.
La parola inglese letteralmente significa “essere consapevoli, momento per momento, senza giudicare e senza presumere di sapere, al momento presente” (Jon Kabat Zinn, 1994).
Si va quindi a nutrire un’attitudine alla presenza ben specifica. Questo approccio invita all’apertura verso una conoscenza esperienziale di sé stessi, predisponendo così le condizioni per la riduzione della proliferazione mentale.
Nell’aumentata capacità di riconoscere quanto accade, momento dopo momento, si può incontrare la libertà dalle reazioni automatiche, la riduzione della sofferenza diffusa e pervasiva identificata come “stress”.
Jon Kabat-Zinn, fondatore del primo protocollo Mindfulness-based, ha contribuito con le prime validazioni scientifiche, dando il via ad un trend esponenziale. Inizialmente, questa pratica fu destinata alla riduzione dello stress e dell’ansia, alla gestione del dolore cronico, alle gestione delle malattie farmaco resistenti. I primi partecipanti ai protocolli MBSR furono, infatti, i pazienti “ingestibili” della clinica ospedaliera dell’UMASS nel 1979.
Il salto verso il mondo della psichiatria avvenne pochi anni dopo, con il lavoro di Williams, Teasdale e Segal. Nacque l’MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy), a oggi trattamento d’elezione per prevenire le ricadute depressive in tutto il Regno Unito. Dall’MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) si ramificarono protocolli specifici per la gestione delle tossicodipendenze, dei disturbi alimentari, dei pazienti oncologici.
Va notato come la pratica di consapevolezza non agisca come un bisturi. Non è una tecnica specifica per un unico disturbo. È una pratica che opera in maniera trasversale su tutto l’assetto mentale, mirata ed affinata per ridurre la sofferenza.
Verso la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 i primi insegnanti iniziarono a sperimentare il beneficio di poter praticare e coltivare uno strumento che li aiutasse nella vita di tutti i giorni, non solo in quella scolastica. Il collegamento con i propri allievi venne naturalmente.
In questo momento stanno nascendo svariati approcci per introdurre la Mindfulness in età evolutiva nel contesto scolastico e privato, ed il campo della ricerca, malgrado sia ancora agli inizi, mostra aree di sviluppo promettenti.
Questi interventi si sono dimostrati efficaci nella regolazione delle emozioni e nella regolazione cognitiva, migliorando significativamente anche le capacità sociali e soprattutto mostrando risposte proattive migliori nei confronti delle emozioni sociali come empatia, compassione e altruismo. Sembra giovarne anche la capacità di mentalizzazione e riflessione.
Per tutte queste ragioni può diventare un valido ausilio nei processi educativi sia per gli insegnanti che per gli allievi. Su entrambi i fronti esistono numerosi e consolidate esperienze negli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna con l’inserimento di pratiche di mindfulness nell’orario scolastico rivolte agli allievi e pratiche di riduzione dello stress basate sulla mindfulness, rivolte agli insegnanti.

Contenuti del seminario teorico-pratico

Il seminario si pone l’obiettivo di dare delle basi teoriche su cos’è la mindfulness, la storia di sviluppo, con la popolazione adulta e in età evolutiva. Tuttavia, la pratica di consapevolezza può essere realmente compresa solo attraverso la diretta esperienza ed il costante e diligente “addestramento”. Non è raro scivolare verso gli aspetti più cognitivi di ciò che accade, specialmente nella nostra società.

Può essere molto suadente uno strumento che, così come la forchetta permette di portare il cibo alla bocca, possa essere utilizzato in maniera semplice e diretta senza un particolare impegno interiore. Non esiste un protocollo Mindfulness-Based di questo genere.

Quando si parla di Mindfulness, l’unico strumento diretto siamo noi. Può essere una verità scomoda o, sospendendo il giudizio, un semplice dato di realtà. Non abbiamo mai un totale controllo su quanto può accadere, ma possiamo lavorare sulle condizioni che sorgono, momento dopo momento.

Possiamo imparare a convivere con il senso di vuoto o l’ansia che può provocare il non sapere, il non avere un protocollo che, se somministrato secondo istruzioni, immancabilmente funziona. Quando si parla di pratica di Consapevolezza con bambini e adolescenti, questo è ancora più vero.

Nel corso del seminario verranno alternati periodi di pratica a momenti teorici, con spazi di condivisione dedicati. L’intenzione di base sarà quella di fornire informazioni, elaborare strategie di lavoro e fornire consigli costruttivi, sempre all’insegna dell’applicabilità nel contesto clinico di gruppo e singolo.

Questi ed altri interrogativi guideranno lo svolgersi del seminario:

  • Come posso adattare la pratica ad una relazione diadica con bambini e adolescenti?
  • Come sono strutturate le conduzioni per l’età evolutiva?
  • In che modo posso strutturare una pratica informale per i più piccoli?
  • Quali accorgimenti possono essere più adatti, a livello pratico, quando non si lavora con un adulto?

 

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